portami via

venerdì, agosto 20, 2004

Non mi basterebbe mai baciarti.

Mai mi appagherei a sfiorarti.

Onde altissime salirebbero dolci sino ad inghiottirti.

E tu ti lasceresti colmare.

Di me.

Sublimata essenza di carnalita'

postato da ita1sya 15:06 | commenti (9)

mercoledì, agosto 18, 2004

Ladies and Gentlemen,

Sta per verificarsi un evento irripitebile.

Tra qualche ora, per la prima ed ultima volta nella mia vita,

Compiro' esattamente 41 ( leggasi quarantuno) anni.

D'obbligo un po' di festa, qualche riflessione, ed un paio di dediche.

A voi capire quali tra queste quali sono e per chi.

19 Agosto 2004

1) Ancora con un lavoro che non serve a nessuno in una multinazionale o partito per qualche stato del sud del mondo?

- ancora qui.

2) se sino ai 30 basta la consapevolezza, ora non basta piu'. Non avere il culo sopra una piccola barca ai caraibi aspettando i prossimi clienti provoca dolore?

- si, molto

3) andato in Patagonia con il fratellino a marzo?

- no.

4) se la risposta precedente e' no, un aggettivo. Il primo che viene in mente.

- pirla.

5) Amore?

- Solo per i bambini. E ne ho tanti.

6) Amore??

- No.

7) L'amore dell'intera vita? L'affinita' elettiva? La particella complementare?

- C'era

8) C'era?

- Gia', non c'e' piu'.

9) Voglia di innamorarsi?

- magari.

10) regali?

- Carrera cabrio, Mixer digitale 48 piste con registratore incorporato, Gibson Les Paul, Nikon D70, 134 CD su Amazon, 12 metri a vela, auricolare Bluetooth, Casa a Camogli sul mare, scatola di hatu' aromatizzati, casa a Livigno, volkP50, yamaha P120 e DTXIII

11) regali???

- scatola di hatu' ed auricolare.

12) desideri?

- tanti.

13) sogni?

- sempre. Quasi sempre di giorno.

14) cosa faresti?

- musicista, scrittore, medico nei paesi piu' poveri, fotografo, viandante

15) cosa farai?

- non lo so.

Auguri di cuore. Un bacio a chiunque mi abbia donato, mi stia donando e soprattutto mi donera' affetto, amore, intelligenza, parole, suoni, colori, emozioni, felicita'.

Un abbraccio particolare al mi fratellino rcl.splinder.com. Un bacio a tutte le naviganti. Uno speciale ad un incontro recente e molto suggestivo. Un saluto ai naviganti.

postato da ita1sya 15:19 | commenti (6)

martedì, agosto 17, 2004

Sterilita' intellettiva

Speri sempre non accada.
Sino all'ultimo.
Conosci il copione.
Speri comunque che l'attore
se ne dimentichi.
O per lo meno trovi
troppo stupida quella battuta,
tanto da saltarla.
Ma il copione e' li'.
Ed e' scritto perche' qualcuno
lo legga.
Perche' poi qualcuno
lo reciti.
Cosi', dopo cinque
giorni di chi l'ha vista,
la tua parte arriva.

Chi l'ha vista:

Menu'.
Messaggi.
Scrivi messaggio.
Amor cancella, cancella, cancella,
cancella.
Ti am cancella, cancella, cancella,
cancella, cancella.

Ciao mon amour...
Mi manchi e ti bacio
sempre nei miei pensieri.

Opzioni.
Invia.
Trova.
Ok.

L'etere impiega qualche secondo.

Io:

Zzzzz.
1 nuovo messaggio.
Visualizza.
Leggo.

Ciao mon amour...
Mi manchi e ti bacio
sempre nei miei pensieri.

Opzioni.
Cancella.
Ok.

Oddio.
Ora devo anche rispondere.
Cosa scrivo?
Posso far finta
di avere il telefono rotto.
No, magari ha la ricevuta.
La ricevuta.
Posso non rispondere.
In fondo non fa domande.
Veramente in fondo,
non dice niente.
Anch'io potrei
non dire nulla.
Pero' scrivendo.
Le mando un messaggio
vuoto.
Carico di significati.
Si, ma l'ho gia' fatto
un sacco di volte.
Me too...
Mi viene da vomitare.

Ho trovato.

Una parte di Campari.
Una parte di Martini rosso.
Una parte di Gin.
Aggiungere molto ghiaccio.
Mescolare con cura.
Immergere il telefonino.



























































postato da ita1sya 12:37 | commenti (5)

                Racconto

Giulia sali' su quel treno. Di corsa.
Nonostante fosse in anticipo.
Nonostante il caldo e l'umido avessero
reso impossibile persino camminare.
Lei non poteva fermarsi.
Il suo cuore comandava. E correva forte.
Non poteva aspettare.
Doveva essere sicura di salire
su quel treno.
Aveva con se solo una piccola
borsa ed un libro da leggere.
Giulia sapeva che non avrebbe letto.
Sarebbe rimasta col naso incollato
al finestrino a guardare la campagna
passare.
Lo aveva fatto tante volte.
Tante volte aveva preso il treno da sola.
Tante volte aveva visto il verde ed il blu
ed i mille colori scivolare ore ed ore
davanti ai suoi occhi.
I suoi occhi da bambina
che riuscivano ogni volta a sorprendersi.
Quasi le sembrava di non avere occhi
abbastanza grandi per contenere tutto quello
che le passava davanti.
Cosi', anche questa volta,
si preparava a vivere questa piccola emozione.
Con il solito rituale.
Salire in anticipo.
Scegliere il posto.
Con cura.
Attenzione ai dettagli.
Scegliendo accuratamente i compagni di viaggio.
Naturalmente accanto al finestrino.
Cosi' fece anche quella volta.
Sali'.
Poi con cura ed attenzione inizio'
ad osservare tutti gli scompartimenti.
E coloro che vi avrebbero abitato.
Alla fine scelse il posto.
Si insedio' con dolcezza.
Il suo ingresso non turbava.
La sua presenza portava, in silenzio, armonia.
Sistemo piano la borsa semivuota.
Appoggio' piano il libro che non avrebbe letto.
Si tolse gli occhiali e preparo'
i suoi grandi occhi
a portare sino al suo cuore quanto
avrebbero visto.
Ma questa volta c'era qualcosa di diverso,
dentro di lei.
Si vedeva dallo strano sorriso
che non le abbandonava mai le labbra.
Quasi sembrava la sua anima parlasse con qualcuno,
e la sua espressione smarrita e serena
fosse il segno di questa conversazione.
Il treno' parti, e lei senti' il cuore gonfiarsi.
Senti' il caldo salire alle guance
e brividi infiniti congelarla dentro.
Non era mai stata cosi' emozionata.
Quelle lunghe distese di fiori, di alberi,
di cielo azzurro e bianco,
quell'infinito di giallo e di vita dipinta
si erano trasformati in
qualcosa che pulsava
senza pace dentro di lei.
E quando se ne accorgeva,
le pulsazioni ancora aumentavano.
Solo il suo volto non cambiava espressione.
Rimaneva scolpito quel sorriso sereno.
Che si perdeva nel vuoto.
Che chiedeva al mondo di non disturbare.
Perche' sarebbe stato impossibile entrare
in lei.
Tra i suoi pensieri che correvano
piu' in fretta del treno.
Aveva davanti moltissime ore.
Ma ogni secondo che passava le sembrava l'ultimo,
e pensava che
il tempo non le sarebbe mai bastato.
Cosi' scorreva la sua vita sopra il suo cuore.
Ripensava all'amore.
Quello grande. Che ti porta via.
Quello impensabile, per chi nasce.
Quello incredibile per chi trovi.
Quello straziante, per chi se ne va.
Ripensava a come tutti questi amori
erano entrati in lei.
E come la sua vita si era piegata.
O era cambiata.
Come avevano tutti trovato posto nel suo cuore grande.
Il suo cuore enorme che prima o poi sarebbe
esploso per la fatica
con cui cercava di amare tutto il mondo
e tenerlo dentro di se.
E mentre ripensava vedeva gli occhi di ognuno.
Poi penso' al sole. Alla sua liberta' di mostrarsi o meno.
Di esserci o non esserci.
Di accendersi e di spegnersi,
nel momento esatto in cui si spegnera'.
Senza badare a miliardi di vite legate alla sua esistenza.
Si spegnera' e basta!
Pensava.
Il treno rallentava.
Mancava ancora un tempo infinito
alla fine del viaggio.
Ma non per il suo cuore.
Il treno entrava piano in quella stazione.
I suoi occhi cancellarono ogni paesaggio.
Il suo cuore arrivo' a battere
cosi' forte da farla tremare.
Poi il treno si fermo'.
Il suo cuore anche.
Alzo' gli occhi dai binari
che guardava ormai senza vita.
Incrocio' lui.
Poi i suoi occhi.
Poi il suo sguardo.
Poi il suo sorriso.
Sorrise anche lei.
Si alzo'.
Si scuso'.
Lascio' la borsa dove l'aveva sistemata con cura.
Il libro accanto al finestrino.
Scese dal treno.
Lo abbraccio' forte, e se ne ando'.






























































































































postato da ita1sya 11:59 | commenti

lunedì, agosto 16, 2004

Quest'estate e' esattamente il contrario delle precedenti.
Tutto si muove freneticamente tranne la mia testa.
Continuo a ruotare ed ad agitarmi in progetti last minute.
Vado ovunque. Faccio qualsiasi cosa.
Gioco, rido, canto, urlo, nuoto, viaggio, mangio, bevo, corro, scrivo, gioco, suono e lavoro.
Non un pensiero. Non un solo pensiero.
Come se fossi prosciugato.Come se qualcuno mi avesse tirato fuori tutto,
ed ora non ci fosse piu' niente.
Come se fossi morto dentro. Come se avessi il cervello in ferie. O in sciopero.
Nemmeno quando bevo.
Niente di niente.
Nemmeno la noia.
Nemmeno un vaffanculo.
Ho passato la rabbia. Il dolore. La disperazione.
Son passato nel peggio che potesse mettersi in fila ad aspettarmi
sulla strada.
Sono uscito da una galleria di vomito e lacrime.
E adesso niente.
Come se avessi ingerito l'afa di questi giorni.
Dentro di me nemmeno un filo d'aria.
Non un rumore. Non un movimento.
Come se non ci fosse piu' niente.
Invece e' tutto li'. Immobile.
Qual'e' la differenza tra la vita e la morte?
Chi e' piu' disperato?
Colui che sente il proprio cuore esplodere e vive
dentro al buio cercando disperatamente la luce,
col fegato ed il cuore che esplodono e affanno e sudore e pianto?
O colui che esce da tutto questo e rimane di pietra, incredulo che tutto se ne sia andato?
Chi vive una tragedia immane, e cerca di sopravvivere lottando contro la sua stessa vita,
o chi sopravvive per poi rendersi conto di essere rimasto a guardare il vuoto, completamente solo?
E' nella natura dell'uomo, almeno di colui che pensa, non essere mai appagato sino in fondo.
Ed e' certamente nella mia.
Ma a volte sfugge un pensiero, piccolissimo. L'unico che ancora abbia voglia di muoversi impercettibile.
E volare via come il piu' piccolo degli insetti.
Almeno, almeno mi sentivo vivo.
Ora recito il mio copione da essere umano.
Circondato da sorrisi.
Non manca nulla. Sono uscito dalla tempesta cruda e fredda.
Ora sono solo su questo scoglio. E guardo il sole.
E non mi sento piu' cosi' vivo.








































postato da ita1sya 17:11 | commenti (2)

Ho fatto bene a non crederti.
Ci ero andato vicino.
Sei molto brava.
Come metti le parole una dietro l'altra.
Al commercio di te stessa.
Per le tue ultime parole nella mia testa.
Non sai cosa sei per me - mi hai detto.
Lo so. Invece.
Quello che sono sempre stato.
Quello che neghi alla tua solitudine undici mesi all'anno.
Quello che fai finta di non vedere, anche quando ci sei sopra.
Sono il metro di platino, conservato in qualche museo.
Non ti serve a niente.
Solo non puoi vivere senza la certezza che esista.
Mi faro' viva, - hai detto.
Quando? Come?
La tua barchetta in mezzo al mare.
Sono li' alla fonda, ad aspettarti.
Accessorio ai tuoi pensieri.
Non soffro piu', baby.
Non e' piu' possibile soffrire per te.
Non lo e' piu' da quando so che e' cosi'.
Ho fatto bene a non crederti.

Salpo le ancore, baby.























postato da ita1sya 16:54 | commenti

mercoledì, agosto 04, 2004

- Storia -

Lei arrivo'. Sali' in fretta all'ultimo piano.

Usci' dall'ascensore di corsa.

La vidi dallo spioncino della stanza ancora al telefono, mentre mi cercava affannata.

- Dove sei?

Sono qui, davanti a te.

Aprii la porta della mia stanza ed entro' in meno di un secondo.

Richiuse la porta.

Sul suo viso si leggeva che tutto il mondo era rimasto fuori.

Si sedette accanto a me, ancora nervosa.

Mi abbraccio' senza risparmiarmi un secondo.

La strinsi.

Era incredibile.

Dopo tutto, lei era li'.

Tra le mie braccia.

Senza un fremito.

Senza paura.

Mi avvolse con tutto il suo corpo.

Tuffo' le mani nel mio cuore.

Inizio' a cercare quello che le apparteneva.

Iniziai a sfiorarla.

Poi a baciarla.

E lentamente, come l'acqua che scorreva nel grande fiume pochi metri piu' sotto, iniziai a spogliarla.

Ancora non capivo.

Tanto l'avevo amata, quanto ero ormai non le appartenevo piu'.

Lontano da non capirne piu' il respiro.

Ed ora lei era li'.

Respirava accanto a me.

Con la mia bocca.

Facemmo l'amore fino all'alba.

Fino a quando il sole riflesso sull'acqua ci fece capire che il mondo fuori da quella porta aspettava noi.

Non potevamo esimerci.

Il mondo si aspettava di rivederci.

Se ne ando'. Cosi', come era arrivata.

Di colpo apri' la porta e se ne ando'.

L'ascensore l'inghiotti' e la fece sparire.

Rimasi solo a guardare fuori.

Avrei voluto dirle ti amo. Non lo dissi.

Svani' per sempre.

postato da ita1sya 08:56 | commenti (1)

giovedì, luglio 22, 2004

Mi manchi.

Anche qui dove non c'e' nulla.

Dove il cielo sembra nascere dal mare.

Mi manchi.

Come manca l'aria, quando non respiri.

postato da ita1sya 23:06 | commenti (3)

mercoledì, luglio 21, 2004

Oggi parto.

Per un altro viaggio.

Probabilmente riusciro' a mettere poche parole, qui, per te.

Ma non faro' a meno di esserci.

Quando potro' farlo, e quando non potro' che lasciare i miei pensieri.

Ti portero' via

postato da ita1sya 07:13 | commenti (3)

venerdì, luglio 16, 2004

La felicita' sta almeno in tre cose.

Essere capaci di amare.

Essere capaci di sognare.

Rendere felice qualcuno.

postato da ita1sya 14:49 | commenti (6)